|
Tutto ciò è documentato dalle numerose incisioni rupestri
presenti sul territorio, dalle tracce rinvenute nel Loanese dell’uomo Neanderthaliano e dalle cosiddette “Statue stele della Lunigiana”, realizzate
con funzione funeraria o votiva dall’Età del Bronzo alla tarda Età del
Ferro, dal 1800 sino al 100 a.C. Dalla
fine dell’Età del Bronzo (1300 - 900 a.C.) tribù di Liguri, dediti alla
pastorizia ed all’agricoltura, danno vita sull’Appennino ad una rete di
villaggi chiamati “castellari”. Costituiti da edifici in mattoni secchi con
cinte murarie circolari e torre, erano situati sulle alture vicino alla costa,
servivano per controllare le greggi e l’accesso ai passaggi obbligati
circostanti. Nella
seconda Età del Ferro (600 - 100 a.C.) la rete dei castellari si allarga nelle
valli adiacenti alla costa ed agli approdi, presso cui
si scambiavano prodotti con i naviganti di altre terre.
E’ così che, nel VI sec. a.C. sulla collina di Garzano, davanti al
mare, dove sorge l’Oppidum Pre-Romanico dei Liguri Genuati, nasce Genova. Analogamente,
hanno origine gran parte delle
altre località antiche “capitali” di tribù liguri. Dal
214 a.C. la ”romanizzazione” del territorio è fatta più di conflitti che
di patti con i Liguri, fino alla conquista romana della regione, al tempo di
Augusto e alla conseguente creazione della X regio, denominata Liguria, estesa
dalla costa alle rive del Po. A
Roma interessava controllare sia la costa che le zone interne, attraversate via,
via, da importanti vie di comunicazione: la via “ Postumia “ che dal 148
a.C. da Genova raggiunge Aquileia sulla costa adriatica; la via “Aemilia
Scauli”, dal 109 a.C., prosecuzione della “via
Aurelia” verso l’interno; la via “Jiulia Augusta” dal 13 a.C.
lungo un tracciato litoraneo che raggiungeva l’odierna Nizza e si congiungeva
con la litoranea “via Aurelia” .
”Albintimilium”
a ponente e Luni a levante sono stati i due più importanti centri della Liguria
romana. Le
invasioni barbariche interessano marginalmente la Liguria post-romanica. Solo
dal VI sec., dopo l’invasione longobarda e le scorrerie dei pirati saraceni, i
Liguri abbandonano i centri costieri per tornare, in cerca di rifugio, sugli
antichi insediamenti difensivi, dai quali erano un tempo discesi. Dal
538 al 643, anno della conquista dei Longobardi, Genova entra a far parte
dell’Impero Bizantino. A
Genova si rifugiano, in seguito all’invasione longobarda, l’arcivescovo di
Milano, il clero ed i maggiori cittadini milanesi, tra cui i mercanti. Da questi
eventi hanno origine le tradizioni marinara
e mercantile di Genova ed il suo ruolo di “porta”
di collegamento della Lombardia con il mare. Alla
metà del X sec. i Re Berengario ed Adalberto dividono il territorio in tre
“marche”: l’Obertenga, con Genova e Luni; l’Aleramica, con centro Savona
e l’Arduinica con centro Ventimiglia. Tra
XI e il XII sec. le marche furono frazionate in feudi, ma con il rafforzamento
del potere vescovile la struttura feudale delle marche si indebolì. Tra XI e il
XV sec. Genova fu protagonista di una straordinaria ascesa politica e
mercantile. Dal
XII al XIV sec. il Comune di Genova, nato dalla “Compagna” formata
dall’unione del Vescovo e di tutti i cittadini, si trasformò nella Repubblica
Marinara di maggiore prestigio, resistendo anche all’assalto dell’imperatore
Federico Barbarossa. La
formazione di uno stato regionale può dirsi completata con la definitiva
soggezione di Savona nel 1528, anno in cui Andrea Doria , appartenente a una
importante famiglia genovese, impose alla repubblica il regime aristocratico,
che garantì a Genova una certa stabilità fino al 1796, quando, sulla spinta
della Rivoluzione Francese e delle armate napoleoniche, la minoranza
rivoluzionaria genovese darà vita ad una nuova “Repubblica Democratica”.
Genova si allea nel 1625 e poi nel 1746 con i franco-ispanici nella guerra di
successione austriaca, prevalgono gli austriaci e Genova viene occupata. La
sera del 5 dicembre 1746 inizia la rivolta popolare cui farà seguito
l’assedio della città e l’allontanamento delle truppe Asburgiche. La
seconda repubblica si trasformò in Repubblica Ligure, in seguito alla prima
campagna d’Italia di Napoleone e nel 1805 la Liguria fu annessa all’Impero
Francese. Nel
1815 Genova, dopo una breve
dipendenza indipendenza (1814), a seguito del Congresso di Vienna
entra a far parte del Regno di Sardegna, con il nome di Ducato di Genova.
Il dominio sabaudo accese i sentimenti nazionali e proprio da questa regione
emersero illustri personaggi del Risorgimento (Mazzini, Garibaldi, Mameli e
Bixio). Si
devono a Cavour una serie di provvedimenti che disegnano gran parte
dell’attuale volto della Liguria: la trasformazione del porto di Genova in un
grande porto mercantile, il trasferimento nel 1857 dell’Arsenale Militare a La
Spezia, trasformando un borgo turistico e di pescatori in un grande centro industriale e riattivandone anche i
traffici marittimi. Si
costruì la rete ferroviaria e si posero le basi per l’industria moderna. Il
definitivo assetto della Liguria si avrà tra gli anni 1923 ed il 1927, anni in
cui La Spezia viene elevata a capoluogo di provincia (1923) e la provincia di Porto Maurizio si trasforma in
provincia di Imperia; anche Savona diviene capoluogo di provincia nel
1927. La
seconda guerra mondiale segnò profondamente la regione: occupata dalle forze
tedesche per due anni e stremata dalle continue lotte di liberazione. Genova
fu l’unica città europea che riuscì a liberarsi prima dell’arrivo delle
truppe alleate. Da
allora la Liguria è in continua trasformazione e crescita L’anima
antica della Liguria si può scoprire anche seguendo le rotte di quello che si
considera forse il più importante tra i prodotti del suo artigianato: la
ceramica. A
questo proposito il centro principale è Albisola (SV), con una tradizione che
risale almeno al XV secolo. Un catalogo della storia della ceramica ligure, dai
primordi ad oggi, si può desumere negli oggetti esposti all’interno della
cinquecentesca fortezza del Priamar a Savona.
|